Case studies

Consulenza per la refrigerazione

La richiesta

Non tutti gli interventi che facciamo nascono da una specifica richiesta o esigenza del cliente. Il nostro operato, svolto con costanza e diligenza, non si limita a soddisfare le richieste dirette da parte della clientela. Ci capita spesso di trovarci a valutare le condizioni degli impianti sotto ogni punto di vista, in modo da garantire sempre una consulenza di alto livello.

Campo d’applicazione:

normativa sulla refrigerazione

Committente:

azienda

Destinazione:

Alto Adige

I rilievi

Il cliente di cui stiamo parlando, di recente ha acquistato una macchina frigorifera di importanza strategica per la propria produzione. Il fornitore aveva provveduto all’installazione del macchinario in un locale privo di aperture all’interno della zona di produzione. La macchina era talmente grande da riempire quasi completamente la stanza. Immediatamente abbiamo dubitato dell’idoneità dell’installazione.

Le indicazioni

A regolare installazioni di questo tipo è la  normativa EN 378-1 che in base alla classificazione del refrigerante, alla categoria d’impianto, all’occupazione degli ambienti e alla disposizione dei componenti frigoriferi stabilisceil massimo limite di carica del macchinario per la salvaguardia della salute umana in caso di fuga di gas refrigerante.

Tale valore, espresso in kg/m³, indica il limite di carica massimo teorico per m³di tutte le macchine frigorifere installate in ambienti chiusi dedicati allo scopo.

In questo specifico caso il gas refrigerante era di tipo R407C. Il limite pratico di riferimentosarebbe dunque dovuto essere 0,31 kg/m3, dato che il volume della sala macchine risultava essere pari a 85,80 m3, con una superficie di 31,48 mq e un’altezza pari a 2,7 metri.

Ma effettuando il calcolo per individuare il limite pratico di carica, che possiamo riassumere in questo modo: “volume interno espresso in m3 / gas contenuto espresso in Kg = limite pratico di carica per m3”, è risultato che l’effettivo limite pratico di carica era pari a 0,81 kg/m3(85,80 m3 / 105 Kg R407C = 0,81 kg/m3)

Il superamento del limite di carica risultava essereil doppio del consentito dalla normativa EN 378-1. Il superamento di tale limite classificava automaticamente la sala come sala macchine speciale e presupponeva quindi la presenza di precisi requisiti per poter garantire la sicurezza dei lavoratori tra cui:

  • la possibilità di abbandonare la sala immediatamente in caso di pericolo;
  • l’assenza di sostanze infiammabili diverse dal refrigerante e dall’olio per la manutenzione degli impianti;
  • il meccanismo di arresto d’emergenza dentro la sala e all’esterno, vicino alla porta;
  • l’impianto di ventilazione meccanica controllata, con interruttore d’emergenza all’esterno, vicino alla porta;
  • le aperture verso l’esterno non collocate sotto le uscite d’emergenza;
  • condutture che attraversano pareti, tetto e pavimento della sala completamente sigillate;
  • adeguati mezzi antincendio;
  • illuminazione di servizio e d’emergenza;
  • targhe indicanti il divieto d’accesso alle persone non autorizzate, il divieto di fumo e di fiamme;
  • un’altezza netta di 2,10 metri nelle zone di lavoro;
  • porte, pareti, tetto e pavimento REI 60.

In base alla normativa l’ambiente in cui la macchina refrigerante era installata andava classificato in base a diversi fattori, tra cui l’accesso al pubblico e alle caratteristiche di posizionamento della macchina. Il locale in oggetto rientrava invece nella classificazione B3 in quanto “ambiente con accesso di persone limitato tra le quali alcune sono a conoscenza dei possibili pericoli e delle precauzioni in fatto di sicurezza” e nella classificazione 3 di posizionamento in quanto “sistema che abbia tutte le sue parti contenenti refrigerante posizionate in un locale macchine non occupato da persone”.

La normativa prevedeva quindi l’installazione di un sistema di ricambio d’aria con un minimo di 4 ricambi all’ora mentre il personale è presente nella stanza. Il numero di ricambi deve poter salire a 15 ricambi all’ora in condizioni di emergenza. La normativa EN 378-3 imponeva infine l’installazione di un rilevatore di perdite fisso presso tali sale.

Conclusioni

L’importanza di un’adeguata formazione e conoscenza delle normative è confermata da questo esempio, insieme alla necessità di offrire alla clientela una servizio completo e professionale. Solo grazie a una consulenza informata è possibile salvaguardare la vita dei lavoratori di un’azienda, evitando le salate sanzioni previste per chi non si attiene ai regolamenti.

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